Venerdi 10 agosto mi sono recato a Montgeux(a una decina di chilometri da Troyes,Aube,Champagne) a far visita a Emmanuel Lassaigne(della casa Jacques Lassaigne).
Montgeux e' un posto incantato su una collinetta staccata dal resto della regione vinicola Champagne:
In questa cartina non lo vedete ma e' all'interno del cerchiolino attaccato a ovest di Troyes.
La specialita' dei viticoltori di Montgeux e' lo Chardonnay e la maggior parte degli agricoltori conferisce le uve alle Maison di Reims(soprattutto a Veuve Cliquot).
Uno dei pochi che vinifica le proprie uve e' Emmanuel.
Personaggio schivo,molto legato alla terra,inizialmente un po' diffidente poi inizia a sciogliersi e a raccontare la sua storia,quella di suo padre,illustra la cantina di vinificazione la parte dell'affinamento e quella del remuage.
Infine ci stupisce quando parla di un esperimento che sta facendo.Uno Champagne il cui vino base(100%pinot nero,rarissimo da queste parti)fa' due anni di affinamento in legno.Fa' solo 800 magnum di questo vino ma ne tira su una dalla cantina insieme a un rose' e ci sbocca le bottiglie sotto il naso per farceli assaggiare.
Il naso del pinot nero e' incredibilmente salino e,contrariamente a quello che si aspettava Emmanuel il legno e' gia' ben assorbito.Acidita' ancora un filo scomposta ma vino eccezionale!
Il rose' come dice lui e' un falso rose'(88%chardonnay12%pinot nero),molto buono ma e' il vino che mi ha entusiasmato meno della sua produzione.
Gli altri vini li abbiamo degustati in un locale molto carino di Troyes www.auxcrieuresdevin.com
Brut "Les vignes de Montgeux",Extra brut"Le cotet",Millesimato 2003 e una rarita' prodotta per due locali di Parigi"Les Papilles Insolites"(quest'ultimo non arriva in Italia e ne ho potuto acquistare solo sei bottiglie.....)
Complimenti a Emmanuel per la bonta' dei suoi prodotti e per la disponibilita' dimostrata nell'accoglierci.
Ero gia' convinto della bonta' di questi prodotti;ora ho deciso di introdurli in carta e metterli in vendita su ebay appena avro' ripristinato il negozio virtuale.
Leonardo Di Zanni

Martedi 7 agosto alle ore 10,30 insieme a fidanzata/socia e due amici ho fatto visita al personaggio nella foto(mentre autografa una bottiglia per l'amica Chiara).
Ho degustato dalle botti tutti i vini del 2006 in affinamento nella cuverie di Beaune.Tralascio i commenti dato che riguardo i vini di quest'uomo non riesco ad essere oggettivo.
L'uomo e' realmente umano,simpatico,disponibile,appassionato,geniale e semplice.
Un idea dell'ambiente di affinamento nella foto seguente:

Il giorno successivo ho trovato da un grossista bottiglie delle prime annate di Pacalet.
Il discorso tecnico/commerciale lo affronteremo a settembre quando saranno finite le ferie.
Intanto vi posso anticipare che Philippe ha promesso di fare una serata nella mia osteria a novembre(probabilmente).
Buone vacanze a tutti.
Leonardo Di Zanni
Il tema della seconda serata (giovedi' 15 febbraio 2007)e' stato "Rossi francesi".
Con i tredici partecipanti abbiamo degustato i seguenti vini:
CLOS DU ROUGE GORGE 2002 CYRIL FAHL Vino del Roussillon (Cotes Catalanes) da uve Grenache e Carignan si presenta con un colore rosso rubino profondo e impenetrabile e lascia trasparire alcoolicita' e corpo gia' solo alla vista.Al naso si presenta vinoso,speziato,floreale,fruttato,terroso,minerale ampio,complesso con note nette di terra bagnata,goudron e poi nel tempo viola e liquirizia.Continuera' a cambiare e ad evolvere nell'arco delle due ore di degustazione.In bocca e' molto caldo ma la parte dura equilibra molto bene l'alcoolicita'.Ha un sapore selvatico,d'altri tempi.Tannino abbastanza solido,difficile prevedere gli sviluppi in bottiglia di un vino a suo modo "rivoluzionario".
CHATEAUNEUF DU PAPE 2001 DOMAINE DE LA VIEILLE JULIENNE A prevalenza grenache ma con saldo di syrah,carignan,cinsault e mourvedre ha un bel colore rosso rubino intenso.Approccio olfattivo molto fine e complesso di frutta rossa e spezie (pepe verde) e con una forte connotazione minerale,si espande nel bicchiere durante la prima ora dopodiche' si "siede" su un nettissimo (e un po' stucchevole) sentore di caramella mou.In bocca e' caldo e suadente.Tannino interessante significativo di almeno altri 7-8 anni di vita prima dell'apogeo.
NUITS SAINT GEORGES 1ER CRU 1999 PRIEURE' ROCH Classico rosso rubino scarico del vero pinot nero.Olfatto finissimo di petali di rose e fiori d'arancio seguito da una complessa serie di note fruttate (piccoli frutti rossi sotto spirito).In bocca ha un approccio tannico consistente ed un retrogusto molto fine e persistenze senza profilo amaro.Un bimbo in fasce da aspettare a lungo......
Note di degustazione.:Leonardo Di Zanni
Giovedi 8 Febbraio 2007,ho condotto nella mia osteria una degustazione di tre vini delle triple a.
Dopo il cappello esplicativo della filosofia produttiva dei viticoltori aderenti (vi rimando al post specifico del 14 giugno 2006),il sottoscritto ed i quindici partecipanti hanno degustato tre vini bianchi francesi (il tema era in effetti bianchi francesi).La serata aveva come abbinamento gastronomico salumi e formaggi.
Per primo abbiamo degustato il MUSCADET SEVRE ET MAINE SUR LIE "EXPRESSION DE GNEISS" 2004 DOMAINE DE L'ECU. Un bianco bretone di sorprendente complessita' olfattiva con iniziali note iodate minerali e floreali che con l'aerazione e l'innalzamento di temperatura si sono trasformate in lieve zafferano ed in foglie di the.In bocca e' risultato corposo,strutturato,minerale e complesso con una parte dura significativa di un ottimo potenziale di invecchiamento.Rapporto qualita' prezzo straordinario (in enoteca intorno ai 15 euro) per un vino che si e' rivelato la vera sorpresa della serata.
Secondo vino degustato:MEURSAULT 2002 PIERRE MOREY Splendido chardonnay della Cotes de Beaune prodotto da un personaggio storico d'oltralpe.Nettamente minerale e con nuances mielose e di frutta secca entra in bocca con discrezione ed equilibrio ma toglie il fiato in quanto ad eleganza e persistenza.Nettamente all'altezza delle aspettative.
Terzo e ultimo vino:ANJOU"LA LUNE" 2002 FERME DE LA SANSONNIERE. Lasciato per ultimo a causa di un leggerissimo (appena percettibile) residuo zuccherino ed una lieve botrytizzazione delle uve.Prodotto della Loira interna dal viticoltore biodinamico estremista autarchico Mark Angeli.Da uve Chenin blanc in purezza stupisce al naso per netti sentori fruttati con prevalenza netta di albicocca.In bocca e' stupefacente per la doppia sensazione di morbidezza e freschezza (piacevolissima salivazione).Un vino vivo in piena fase evolutiva.
Appena possibile postero' le note della seconda serata (rossi francesi del 15 Febbraio 2007).
Note di degustazione:Leonardo Di Zanni
Recoltant manipulant ad Avize.
Gli RM hanno il privilegio di poter seguire tutte le fasi che portano alla produzione di un grande Champagne.
Gli Agrapart posseggono dal 1894 un vigneto di 9,7 ha (diviso in sessanta parcelle la maggior parte di piu' di sessant'anni)Grand Cru ad Oger,Cramant,Oiry e Avize tutti coltivati a Chardonnay e condotti in biodinamica.

Ho avuto modo di assaggiare tutte le tipologie prodotte da questa casa (Les 7 crus,Mineral,avizoise,rose' e grand millesime),ma in questo articolo vorrei soffermarmi sul prodotto base "Les 7 crus".
E' a mio parere un vino che ha uno staordinario rapporto qualità-prezzo (viene venduto in enoteca a poco piu' di 30,00 euro).
Da vitigno Chardonnay,e' un assemblaggio proveniente da sette differenti comuni.
E' una cuvee' proveniente per un terzo dalla raccolta 2000 invecchiata in legno e per due terzi dalla raccolta 2001.
Rimane sui lieviti per tre anni con remuage manuale e viene sboccata sessanta giorni prima della commercializzazione.
Dosaggio 10 grammi di zucchero,SO2 45 mg a litro utilizzata all'imbottigliamento.
Vi risparmio l'onanismo della degustazione tecnica,segnalando invece l'estrema piacevolezza di bevuta.
Qualora desideriate assaggiarlo potete contattarmi all'indirizzo email info@osteriadeltorchio.it per ricevere info su prezzi,promozioni e logistica.
Leonardo Di Zanni
Una piccola recensione per un grande libro.
Strumento indispensabile per chi voglia approcciarsi al mondo della vitivinicoltura biodinamica.
Scritto molto bene,accessibile anche ai non addetti ai lavori.
L'autore,Nicolas Joly e' un vitivinicoltore della Loira (Savenniere) e produttore del Magnifico Clos de la Coulle' de Serrant, uno dei vini bianchi da lungo invecchiamento per antonomasia.
Il libro e' strutturato in modo da introdurre il lettore nel rivoluzionario metodo biodinamico applicato alla vitivinicoltura,ispirandosi agli scritti dei primi del novecento del filosofo Rudolf Steiner.
La pubblicazione parte da una fondata critica ai metodi colturali ed enologici "tecnologici",con particolare riferimento all'utilizzo di erbicidi,anticrittogamici e pesticidi responsabili della morte biologica dei terreni e conseguentemente della incapacita' di espressione del terroir che deve essere "ricreato" in laboratorio con scarsi risultati.
Nelle successive parti l'autore ci parla della visione biodinamica della pianta ,delle forze che la regolano e successivamente di come l'uomo possa intervenire per aiutare i processi naturali della vite.
Scopriremo le proprieta' delle simbiosi con l'asperella e l'aglio,dell'utilizzo del quarzo,della preparazione dei compost,dell'osservazione delle lune,delle dinamizzazioni,dell'omeopatia.
Vedremo anche quanto poco il vino dovrebbe essere fatto in cantina e quanto dovrebbe essere fatto in vigna.
Ci sono anche suggerimenti per contrastare le malattie usando metodi naturali e i due unici prodotti di sintesi consentiti:lo zolfo e il rame.
La parte "tecnica" si conclude con la proposta di utilizzo di test qualitativi per l'analisi della materia(cristallizzazioni sensibili e test capillari).
E' un libro bello e coraggioso come il vino che produce l'autore (e chi lo ha degustato sa di cosa sto parlando).
Da consigliare
IL VINO TRA CIELO E TERRA
NICOLAS JOLY
PORTHOS EDIZIONI
PREZZO DI COPERTINA:EURO 25,00
http://www.porthos.it/index2.htm
Leonardo Di Zanni
Oggi voglio segnalare un gruppo di produttori che hanno deciso di riunirsi in un'associazione per la salvaguardia del vino naturale:il gruppo vini veri
questo e' il link per avere informazioni piu' dettagliate.
Questi signori,pur non riconoscendosi totalmente nella vitivinicoltura biodinamica hanno fortissimi punti in comune con i produttori tripla A.
Segnalo un nome tra i tanti che hanno aderito:Stanislao Radikon.
Ho avuto modo recentemente di degustare un vino del produttore friulano che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta:RIBOLLA GIALLA 1997.
L'ho assaporata al ristorante Checchino dal 1887 a Roma (ottimo,lo consiglio) e devo confessare che non sono tanti i vini in grado di emozionarmi in questo modo.
Fresco,tannico,corposo,armonico strutturato con grandi potenzialita' di ulteriore invecchiamento mi ha anche stupito per la sua capacita' di abbinamento alla classica cucina romana del ristorante.
Un vino di terroir coraggiosamente autoctono e di grande spessore vinicolo e culturale.
Da consigliare!
Leonardo Di Zanni
E'un'azienda che lavora con metodi assolutamente naturali.
Per le informazioni tecniche consulta
Ho avuto modo di assaggiare quasi tutti i vini proposti da quest'azienda(tranne il pascale ed il moscato),e l'impressione e' di trovarsi di fronte ad una grande interpretazione dei classici vini sardi.
Sono vini che hanno bisogno di lunghi periodi di decantazione dopo il trasporto e di abbondanti ossigenazioni in caraffa e all'interno del bicchiere.
Sono vini vivi che cambiano nello spazio e nel tempo.
Per il momento non sono a buon mercato ma neanche carissimi.
Il mio consiglio e' quello di assaggiarli (anche per chi non ha ancora un olfatto ed un palato totalmente avvezzo ai vini naturali)
Leonardo Di Zanni
| I Postulati Irrinunciabili per fare un Grande Vino | |
| IL TERROIR Un grande vino deve esprimere il terroir da cui proviene. Terroir è una parola praticamente intraducibile che nella cultura enologica francese designa il legame intimo tra microclima, vigneto e savoir faire enologico specifico dell'area. Ogni terroir evidentemente esprime vini con una tipicità unica. I produttori veri, i grandi, i veri grandi produttori producono vino che esprime il terroir. |
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| IL LAVORO NEL VIGNETO Un grande vino si può produrre solo da uve che non sanno cos'è la chimica. Bisogna lavorare la vigna, sembra una frase banale ma oggi non si lavora quasi più in vigna; si usano concimi chimici a base di nitrati che costringono l'uva a bere smodatamente invertendo la sua naturale propensione a cercare cibo in profondità, nel terreno; concimi chimici che portano a sconvolgere l'equilibrio naturale, sviluppando malattie che vengono a loro volta combattute con altri veleni: i pesticidi e gli anticrittogamici. Si diserba per lavorare di meno, per facilitare lavorazioni meccaniche compresa la vendemmia, in poche parole si uccide la terra che non potrà apportare quasi nulla all'uva. Tutti oggi dicono che il vino si fa nel vigneto: nel 99% dei casi è una menzogna! A cosa serve ridurre la resa per ettaro, infittire gli impianti, se poi si usano concimi chimici, compost pieni di antibiotici, pesticidi, anticrittogamici e diserbanti? Una grande materia prima si ottiene lavorando tutti i giorni duramente nel vigneto. Solo i contadini vignaioli, i "paysans" che dir si voglia, con il loro lavoro ed esperienza aiutano, giorno dopo giorno, la vite ad esprimere il suo meglio secondo le condizioni climatiche dell'annata. Per questo motivo nel catalogo non compare il viso del produttore ma le sue mani. Tutti i produttori AAA sono biologici, quasi tutti biodinamici anche se non vogliamo usare queste denominazioni che saranno in futuro utilizzate dall'industria e dai media per ghettizzare questi grandi vini. Al contrario impegnamoci con parole ed opere a rendere obbligatorio in etichetta i prodotti chimici utilizzati in vigna. Non è meglio dividere il vino nelle categorie vino/vino chimico che in vino bio/vino? Tutte le triple A non usano la chimica nel vigneto. LA VENDEMMIA Un grande vino nasce da un'uva perfetta. Un'agricoltura sana offre diversi vantaggi: la resistenza della vigna alle condizioni autunnali che potrebbero essere sfavorevoli e la qualità della vendemmia. Una vite non concimata con i nitrati resiste meglio alle piogge e la struttura della buccia inibisce lo sviluppo anticipato della muffa grigia; una vite non trattata con pesticidi, anti muffa etc avrà una ricca flora batterica ed una ricchezza di lieviti autoctoni. La vendemmia naturalmente deve essere effettuata a maturazione fisiologica con un lavoro di selezione delle uve molto preciso e implacabile. LA CANTINA Un vino vero, un grande vino, non ha bisogno di trucco. Se da un terreno vivo si è vendemmiata uva giunta perfettamente a maturazione e sana non c'è bisogno di alcun trucco per fare il vino. I lieviti naturali autoctoni che vivono prevalentemente sull'acino inizieranno a trasformare gli zuccheri in alcool ed il viticultore dovrà, fondamentalmente, vigilare ed aiutare il vino a farsi. Molti sono i savoir faire e le tecniche enologiche che si differenziano a seconda della zona di produzione; riguardano prevalentemente le macerazioni, le temperature e i contenitori della fermentazione, i contenitori per l'elevage, il batonnage etc... ma a mosti sani e vivi bisogna più che altro non fare che fare. Non fare che cosa? o Non utilizzare lieviti selezionati e i conseguenti nutrienti che nulla hanno a che fare con lìuva di quello specifico vigneto; lieviti selezionati che sviluppano profumi artificiali che lavorano con alcool potenziale molto più elevato rispetto a quello che la natura permette (ecco i famosi vini Big and Black!), che resistono a dosi di cavallo di anidride solforosa. Per esempio seguendo il consiglio del produttore di lieviti selezionati (www.lallemande.com) potremmo utilizzare per il nostro Chardonnay il lievito ICV-254 selezionato da uve Syrah (!) della Valle del Rodano che lavora sino al 16% di alcool e che darà un vino con profumo di noci e sensazione cremosa in bocca, oppure potremmo utilizzare il lievito T306 selezionate da uve Pinot Nero (!) nei vigneti della Tyrell Vineyards in Australia, che darà al nostro Chardonnay affinato in barriques un intenso profumo di frutti bianchi. siamo veramente fuori dal seminato. DOC ? AOC ? Dove sono ? • Non utilizzare enzimi per estrarre colore per chiarificare, per accellerare le macerazioni, per aumentare i profumi varietali. • Non usare batteri selezionati per la fermentazione malolattica. • Non utilizzare l'osmosi inversa e i concentratori. • Non utilizzare estratti di tannini e chips di rovere. • Non utilizzare mosti concentrati. • Non utilizzare vino concentrato (un'altra novità americana! concentrato x 2000) • Non utilizzare acido ascorbico (molti vini hanno fittizziamente solforosa totale abbastanza bassa perchè utilizzano questo acido. • Non acidificare con acido tartarico. • Non deacidificare. • Non utilizzare estratti di lieviti post filtrazione. • Non separare il vino dalle fecce dove risiedono lieviti,proteine, amminoacidi e vitamine che mantengono vivo il vino permettendogli di interagire con il legno nella fase di affinamento. • Chiarificare e filtrare il meno possibile; meglio non filtrare e non chiarificare. • Utilizzare meno SO2 possibile, sia per motivi di salute che per non rimbambire il vino. |
| Manifesto dei produttori di Vini AAA (Agricoltori Artigiani Artisti) |
| Questo manifesto nasce in seguito alla constatazione che buona parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, cioè ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l'impronta del vitigno, l'incidenza del territorio e la personalità del produttore. La standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nei caratteri organolettici e incapaci di sfidare il tempo. Secondo questo manifesto per ottenere un grande vino ad ogni produttore occorrono 3 doti basilari riassumibili nelle 3A di: Da queste considerazioni iniziali si ricava un decalogo, le cui regole devono essere rispettate da chi voglia produrre vini AAA. Il decalogo dei vini AAA |
Tratto dal sito triple A di Velier